Bruciaprofumi - inv. 765

Titolo: 
Bruciaprofumi
Numero di Inventario: 
765
Tipologia: 
islamic metalworks
Collezione: 

East

Parole chiave soggetto: 
motivi decorativi geometrici
motivi decorativi vegetali
Notizie storico-critiche: 
<p>La superficie dell'oggetto, di forma sferica a due valve, &egrave; decorata con una serie di cartigli oblunghi, campiti da intrecci vegetali stilizzati desinenti in motivi a foglie trilobate, che si alternano a medaglioni circolari con decorazione geometrica di tipo stellare. I cartigli e i medaglioni, compresi tra due cornici a girali continui, risultano tracciati sopra un fondo ornato con una fitta e minuta decorazione di arabeschi. Una piccola lesione si osserva sul fondo di una delle due emisfere. L'agemina in argento &egrave; in parte perduta. L'oggetto appartiene alla produzione detta veneto-saracena, databile tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo. Con tale denominazione viene comunemente indicata tutta una serie di prodotti in metallo, di stile islamico, eseguiti a partire dal Quattrocento a Venezia, in un primo tempo da artisti musulmani, in prevalenza persiani, ma anche siriani ed egiziani e, successivamente, da artigiani locali, loro diretti seguaci, i cosiddetti &quot;azzimini&quot;. La forma dell'oggettio riveste notevole interesse in quanto &egrave; una tra le pi&ugrave; caratteristiche nella metallistica islamica. Consiste in due emisfere, all'interno di una delle quali &egrave; contenuta una piccola scodella portafuoco, usata per bruciare varie sostanze odorose (sandalo, ambra, legno d'aloe ecc.); tale scodella risulta disposta in sospensione cardanica entro due cerchi mobili incrociati (dispositivo che purtroppo &egrave; andato perduto nell'oggetto in esame), in modo che essa rimane orizzontale, nonstante in movimento della sfera. Questo tipo di bruciaprofumi, spesso imropriamente chiamato &quot;scaldameni&quot;, risulta probabilmente derivato da modelli cinesi del periodo T'ang (VII-X secolo). Inizia a diffondersi in ambiente musulmano tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, forse in relazione all'invasione mongola. Ricordiamo fra gli esemplari pi&ugrave; antichi uno del Museo del Bergello, quello del British Museum firmato &quot; Badr al-Dīn Baisarī&quot; e un altro della Collezione Gambier Parry. Anche nella produzione veneto-saracena non manca una buona documentazione di questo tipo di oggetti; si vedano gli esemplari simili di raccolte italiane, in particolare due pezzi della Collezione Borgia nel Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e quelli del Museo Civico di Bologna, fra i quali si segnala l'esemplare firmato &quot;Mahmūd al Kurd&quot;.ī Il bruciaprofumi faceva parte della collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli e risulta registrato, con la dicitura &quot;scatola uso scaldamani, incisa a ornati con filetti d'argento incastonato&quot;, al n. 1680 dell' Inventario dell'Eredit&agrave; del 1879, fra gli oggetti esposti nel Gabinetto Dantesco. Nel catalogo del Bertini del 1881 l'oggetto &egrave; mriportato al n. 34 (Sala Dorata), con un'attribuzione persiana.</p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Arte veneto-saracena, fine XV - inizio XVI secolo
Ambito e luogo di produzione: 
Venezia
Veneto
Italia
Periodo: 
1450
1500
Pubblicazione: 
Si
Libri correlati: 
Materia e Tecnica: 
brass
Data di Ingresso: 
1879
Acquisizione: 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Jewelry Room