Duprè - inv. 333

Giovanni Duprè (1817-1882)

Small chest
c. 1840
walnut  
64,5 x 37 x 49 cm
1879 bequest Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 333

Golden Room


Cassetta scolpita ad ornati, figure e, ai quattro angoli, Chimere; sul coperchio la testa della Medusa. Il rivestimento interno è in velluto rosso. Nel 1881 era nella Sala Dorata. Nel Catalogo generale del Museo Poldi Pezzoli del 1881 Giuseppe Bertini lo definisce "Lavoro in parte antico e in parte restaurato (Alcune delle figure e chimere sono opere giovanili del Duprè - Vedi l'autobiografia del Duprè stesso)": queste osservazioni sono l'interpretazione che il primo direttore del museo dà di un passo della citata autobiografia del Duprè. Nel testo, al capitolo V, l'autore spiega con estrema chiarezza e ricchezza di particolari la storia di questo mobile: commissionatogli dai fratelli Pacetti come copia moderna di un lavoro antico, venne poi venduto come realmente antico - cosa questa che l'autore giudica negativamente, precisando che l'idea del falso non era stata sua e che l'aveva accettata, una volta venutone a conoscenza, con una leggerezza di cui poi si era rammaricato -. L'oggetto, adetta dell'autore, venne confezionato con una parte chiaramente ricopiata (gli spartiti a specchi delle facce esterne, infatti, sono del tutto simili ai plutei della Biblioteca Laurenziana, opera di Domenico del Tasso, amico di Benvenuto Cellini, che ne avrebbe fornito i disegni) e una parte originale da lui stesso inventata: il coperchio con la Medusa, di cui Duprè sottolinea "l'estremo realismo". La volontà di fare un falso è ancor di più confermata dall'uso di tavole di legno antico, dalla creazione di alcuni buchi di tarlo, e dall'uso di cerniere e ferramenti fatti prima ossidare e poi ripulire. L'autore rivela come il suo committente cercasse di venderla come lavoro di Benvenuto Cellini, chiedendone un altissimo prezzo, e come Rosa Poldi Pezzoli, a Firenze per prendere accordi col Bartolini che stava scolpendo il gruppo dell'Astianatte (1856-1857), fosse stata colpita dal cofanetto e, dopo aver consultato il Bartolini ed essere stata da lui rassicurata sulla validità dell'attribuzione ed antichità dell'oggetto, lo comprasse al prezzo richiesto dal Pacetti. Interessante è la notazione, quasi, che il Duprè fa precedere alla narrazione dell'episodio, sottolinenado come in quel periodo ci fosse grande desiderio, sia da parte degli stranieri che dagli italiani, di possedere oggetti antichi, trascurando o pagando pochissimo la produzione moderna. Per dei confronti, si veda la cassetta scolpita e dorata lombarda della seconda metà del XVI secolo, conservata presso le Civiche Raccolte d'Arti Apllicate del Castello Sforzesco a Milano  che presenta lo stesso tipo di coperchio a cupola e il motivo delle dentellature ai bordi del mobile; il disegno per cofanetto di Francesco Salviati conservato al Museo degli Uffizi di Firenze e il cofanetto progettato da Sauermann.