Leonardo Bazzaro - inv. 265

Titolo: 
Il saccheggio
Numero di Inventario: 
265
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Interiors
Parole chiave soggetto: 
saccheggio
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Leonardo Bazzaro (1853-1937)
Ambito e luogo di produzione: 
Milano
Lombardia
Italia
Notizie storico-critiche: 
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Libri correlati: 
Periodo: 
1850
Datazione specifica: 
1870-1880
Pubblicazione: 
Si
Tipo di iscrizione: 
signature
Trascrizione o identificazione: 
"L.Bazzaro"
Materia e Tecnica: 
oil on canvas
Data di Ingresso: 
1879
Acquisizione: 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Tipo di acquisizione: 
bequest
Collocazione riservata: 
Uffici
Tipo di collocazione: 
deposit
Collocazione: 
not on display

Il dipinto, in buone condizioni conservative, ha un insolito sviluppo verticale e rappresenta un interno in cui è avvenuto un saccheggio.
Lo spazio architettonico è quello di un palazzo signorile, con soffitti molto alti e tre grandi finestre con gli intradossi decorati a finto marmo.
La scena è drammatica. In primo piano, sul pavimento, giacciono abbandonati una tromba e una spada con guarniture da parata; più in là, parzialmente coperto da una sedia rovesciata, si vede chiaramente un cadavere. In fondo alla stanza, i superstiti si chinano su un altro corpo esanime.
Per motivi stilistici quest’opera va collocata nell’ottavo decennio del XIX secolo.

Allievo di Giuseppe Bertini all’Accademia di Belle Arti di Brera, Leonardo Bazzaro inizia la sua attività con una serie di quadri di interni per poi dedicarsi alla pittura all’aria aperta, prediligendo l’alta montagna e la laguna veneta, che ritrasse durante i suoi soggiorni a Chioggia.
Per le sue ricerche e le sue le sperimentazioni sulla luce e sul colore è considerato un vivace esponente dell’impressionismo lombardo e la sua vasta produzione artistica fu molto apprezzata dai contemporanei. Il dipinto, appartenuto a Gian Giacomo Poldi Pezzoli, è una testimonianza dell’interesse del collezionista per l’arte contemporanea, sebbene non risultasse ancora appeso al momento della sua morte; si trovava, infatti, tra i quadri posti a terra nella terza sala della Galleria.

F.M.