Bruciaprofumi - inv. 765

Arte veneto-saracena, fine XV - inizio XVI secolo

Bruciaprofumi
ottone  
altezza 6 cm, diametro 12 cm
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 765

Sala degli ori


La superficie dell'oggetto, di forma sferica a due valve, è decorata con una serie di cartigli oblunghi, campiti da intrecci vegetali stilizzati desinenti in motivi a foglie trilobate, che si alternano a medaglioni circolari con decorazione geometrica di tipo stellare. I cartigli e i medaglioni, compresi tra due cornici a girali continui, risultano tracciati sopra un fondo ornato con una fitta e minuta decorazione di arabeschi. Una piccola lesione si osserva sul fondo di una delle due emisfere. L'agemina in argento è in parte perduta. L'oggetto appartiene alla produzione detta veneto-saracena, databile tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo. Con tale denominazione viene comunemente indicata tutta una serie di prodotti in metallo, di stile islamico, eseguiti a partire dal Quattrocento a Venezia, in un primo tempo da artisti musulmani, in prevalenza persiani, ma anche siriani ed egiziani e, successivamente, da artigiani locali, loro diretti seguaci, i cosiddetti "azzimini". La forma dell'oggettio riveste notevole interesse in quanto è una tra le più caratteristiche nella metallistica islamica. Consiste in due emisfere, all'interno di una delle quali è contenuta una piccola scodella portafuoco, usata per bruciare varie sostanze odorose (sandalo, ambra, legno d'aloe ecc.); tale scodella risulta disposta in sospensione cardanica entro due cerchi mobili incrociati (dispositivo che purtroppo è andato perduto nell'oggetto in esame), in modo che essa rimane orizzontale, nonstante in movimento della sfera. Questo tipo di bruciaprofumi, spesso imropriamente chiamato "scaldameni", risulta probabilmente derivato da modelli cinesi del periodo T'ang (VII-X secolo). Inizia a diffondersi in ambiente musulmano tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, forse in relazione all'invasione mongola. Ricordiamo fra gli esemplari più antichi uno del Museo del Bergello, quello del British Museum firmato " Badr al-Dīn Baisarī" e un altro della Collezione Gambier Parry. Anche nella produzione veneto-saracena non manca una buona documentazione di questo tipo di oggetti; si vedano gli esemplari simili di raccolte italiane, in particolare due pezzi della Collezione Borgia nel Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e quelli del Museo Civico di Bologna, fra i quali si segnala l'esemplare firmato "Mahmūd al Kurd".ī Il bruciaprofumi faceva parte della collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli e risulta registrato, con la dicitura "scatola uso scaldamani, incisa a ornati con filetti d'argento incastonato", al n. 1680 dell' Inventario dell'Eredità del 1879, fra gli oggetti esposti nel Gabinetto Dantesco. Nel catalogo del Bertini del 1881 l'oggetto è mriportato al n. 34 (Sala Dorata), con un'attribuzione persiana.