Raffaello Sanzio (scuola di) - inv. 4706

Titolo: 
Santa Elisabetta d'Ungheria
Numero di Inventario: 
4706
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Religious
Parole chiave soggetto: 
Sant'Elisabetta d'Ungheria
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Scuola di Raffaello Sanzio (Domenico Alfani ?)
Specifiche attribuzione: 
school of
Ambito e luogo di produzione: 
Perugia
Umbria
Italia
Pubblicazione: 
Si
Periodo: 
1500
Datazione specifica: 
XVI secolo, inizio
Data di Ingresso: 
1998
Acquisizione: 
Federico Zeri
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Visconti Venosta Room

La tavoletta, nonostante una lunga fenditura verticale sul lato sinistro, è in buone condizioni. Raffigura Elisabetta d'Ungheria, santa francescana di nobili origini, riconoscibile grazie all'abito monacale e ai fiori che porta raccolti in grembo, simbolo di un suo miracolo (vedi anche la Santa Elisabetta d'Ungheria di Lippo Memmi, inv. 3347).
La santa è mostrata di tre quarti, con un'espressione di devoto raccoglimento. Piccole, ma ben calibrate asimmetrie - nella posizione del copricapo, delle mani e nelle pieghe del manto - tolgono staticità alla presentazione frontale. La testa e lo sguardo sono rivolti a sinistra, atteggiamento che sembra indicare la presenza di un'altra scena che Elisabetta osserva silenziosamente. L'opera era infatti parte di una sequenza alla quale appartengono altri tre piccoli dipinti di analogo formato e impostazione, oggi a Berlino. L'insieme, collegato per la prima volta da Federico Zeri, proprietario dell'opera poi donata al Poldi Pezzoli, sembra provenire anticamente da Perugia ed era forse parte della predella di una pala raffaellesca, di committenza francescana. Lo studioso assegnava dubitativamente la tavoletta al giovane maestro, anche se si tende oggi a far prevalere il nome del pittore perugino Domenico Alfani, collaboratore di Raffaello e imitatore del suo stile, che avrebbe in questo caso raggiunto uno dei suoi risultati migliori. Se, infatti, la fattura delle mani è poco aggraziata e il trattamento del copricapo appare schematico, l'espressione del volto e l'elaborato disegno del panneggio risultano invece di notevole qualità.
Il dipinto, il cui retro mostra due stemmi nobiliari non ancora identificati, dovrebbe risalire al primo decennio del Cinquecento.

F.A.

AC/DC: 
DC