Gyokuzan - 5696

Titolo: 
Sesshū
Numero di Inventario: 
5696
Tipologia: 
netsuke
Collezione: 

East

Classe iconografica: 
Genre
Parole chiave soggetto: 
Sesshu
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Sesshu, scuola di Tokyo
Periodo: 
1850
1900
Datazione specifica: 
fine del XIX - inizio del XX secolo
Pubblicazione: 
Si
Tipo di iscrizione: 
signature
Trascrizione o identificazione: 
玉山 (Gyokuzan)
Materia e Tecnica: 
ivory
coral
morther of pearl
Data di Ingresso: 
2005
Acquisizione: 
Maria Taglietti Lanfranchi
Tipo di acquisizione: 
bequest

La composizione, realizzata utilizzando materiali diversi (avorio, madreperla, corallo, corno e metallo), raffigura un adolescente inginocchiato, con le mani legate dietro la schiena. Ai suoi piedi c'è un vassoio con due topolini. I due fori dell'himotoshi, filettati in metallo, si trovano sul lato inferiore del pezzo; accanto, su una placchetta di lacca rossa è incisa la firma Gyokuzan (玉山).


La scena si riferisce ad un episodio della giovinezza del celebre pittore Sessh
ū Tōyō (1420-1506), il più autorevole esponente del genere della "pittura a inchiostro" (suibokuga, 水墨画) di tradizione cinese. Si racconta che durante il suo periodo di apprendistato come monaco pittore presso il tempio di Hōfuku-ji, quando aveva solo dodici anni, gli accadesse di dover subire la punizione di venir legato a un pilastro per una sua intemperanza. Nonostante ciò, il giovane artista riuscì a dipingere alcuni topi con un pennello tenuto tra le dita dei piedi e con le proprie lacrime; quando l'abate lo raggiunse per liberarlo, ebbe un sussulto: i topi dipinti avevano prenso vita e stavano fuggendo.

Non è possibile identificare l'esecutore di questo netsuke con alcuno dei tanti artisti noti che utilizzarono il nome d'arte Gyokuzan, ma l'uso di materiali diversi in combinazione con l'avorio e la predilezione per rivestimenti policromi non tradizionali sono molto simili a quelli di Yasuaki (保明), netsukeshi che operò a Tokyo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.

G.R.