Coroncina - inv. 5381

Titolo: 
Coroncina
Numero di Inventario: 
5381
Tipologia: 
jewellery
Collezione: 

Jewellery

Parole chiave soggetto: 
Coroncina
Motivo attribuzione: 
stylistic analysis
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Trapani, metà XIX secolo
Periodo: 
1700
1750
Materia e Tecnica: 
coral
brass
Data di Ingresso: 
2005
Acquisizione: 
Carlo Borgomaneri
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Jewelry Room

La coroncina venne realizzata nella seconda metà dell’Ottocento in ambito trapanese nello stile detto “Fiori e frutti” con l’accorpamento di petali di fiore, piccoli frutti e foglie in corallo mediterraneo su una struttura metallica di lega leggera e duttile.  La creazione di ramages in gioielleria corrisponde ad una sensibilità verso il naturalismo che, a partire dall’Esposizione di Londra del 1851, divenne una moda europea con il suo apice nel terzo quarto del secolo. Questa tecnica permetteva il recupero dei residui di sfrido da altre creazioni in corallo mediterraneo e la lavorazione separata delle parti, fissate su un’intelaiatura. Questa era spesso in ottone, nominato similoro, con una percentuale di zinco che lo faceva divenire molto plastico. Nelle botteghe siciliane e in quelle torresi, per rendere il lavoro più veloce e preciso, i maestri incisori, spesso donne, si specializzavano in un solo tipo di lavorazione che poi un altro artigiano assemblava creando l’oggetto vero e proprio. La struttura modulare della coroncina presenta, nel nostro caso, una composizione di boccioli di rose, margheritine, fiori di campo, foglie, piccoli frutti e bacche in corallo mediterraneo che ricorda una parure attribuita a maestri trapanesi della metà dell’Ottocento, in collezione privata a Palermo, di gusto floreale romantico. Questo tipo di monile, molto diffuso anche a Torre del Greco, si ritrova nella produzione siciliana dove i maestri, abili nel realizzare oggetti minuti, si aggiornavano alle esposizioni nazionali e internazionali ed erano in contatto con gli ambienti napoletani e parigini. Anzi in alcuni documenti risulta che già dalla seconda metà del Settecento il maestro Antonio Tardia realizzava in corallo “ciliegi, fraghe, amarene, pomi rossi, e simili frutta similissimi al naturale” da destinarsi presumibilmente ad opere di gioielleria così come nell’Ottocento farà anche il maestro Ignazio Marrone (1790-1865). In questo caso la particolarità del corallo sciacca, pescato solo a partire dal 1875 in Sicilia dove furono trovati tre banchi ricchissimi, ci fa spostare la datazione. Solo da questo momento, infatti, enormi quantità di questo prezioso materiale dalla colorazione rosso salmone, si diffusero sul mercato promuovendo la nascita anche di nuove aziende che, con parure in stile “fiori e frutti”, gioielli neopompeiani e neorinascimentali, piccoli ciondoli e amuleti, ei tagli di liscio tradizionali, invasero  il mercato fino a metà degli anni ‘80 inflazionandolo, con la conseguente chiusura di molti laboratori in crisi e l’accantonamento delle scorte in favore di un nuovo corallo che proveniva dai mari del Giappone.

 

Note bibliografiche: 
<p><i style="text-align: justify;"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Tahoma">Materiali preziosi dalla terra e dal mare</span></i><span style="text-align: justify; font-size: 11pt; font-family: Tahoma;">, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 328-9 schede X. 27-28; <i>Rosso Corallo</i>, catalogo della mostra a cura di C. Ascione, Milano Castello Sforzesco, 5 febbraio- 9 marzo 1997 pp. 37-8. 69-70; <i>I Gioielli del mare</i>, catalogo della mostra, Villa Campolieto 10-19 novembre 1990, Napoli 1990, p. 75</span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family: Tahoma"><b><o:p></o:p></b></span></p> <p>&nbsp;</p>