Ambrogio da Fossano detto Bergognone - inv. 1119

Ambrogio da Fossano detto Bergognone (attivo 1481-1523)

Santa Caterina d'Alessandria
1510 ca.
tempera e olio su tavola  
97,2 x 55,5 cm
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 1119

Sala nera
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Caterina d’Alessandria, figura leggendaria che sarebbe vissuta all’inizio del IV secolo, era ritenuta figlia del re di Cipro, convertita da un eremita alla fede cristiana. Alla proposta di matrimonio dell’imperatore Massenzio (o Massimino) avrebbe risposto di essere fidanzata di Cristo ed egli l’avrebbe così imprigionata e condannata ad essere dilaniata da due ruote dentate. Distrutte queste ultime da una folgore divina, Caterina sarebbe infine stata decapitata.

Bergognone raffigura la santa con molti dei suoi attributi: la corona regale, la palma del martirio, la ruota dentata e la spada della decapitazione. La figura è dipinta con grande splendore cromatico: il rosso del manto contrasta con il verde scuro dell’abito, illuminato da ricami in oro, così come dorati sono lo scollo, la cintura e i particolari preziosi delle corone e dell’impugnatura della spada. In basso a sinistra è raffigurata la testa dell’imperatore, la quale, per l’accentuato realismo, potrebbe essere un ritratto.

Il dipinto, databile intorno al 1510, appartiene alla produzione matura del Bergognone. Vi si colgono, soprattutto nella precisione del disegno, gli echi fiamminghi caratteristici di tutta la sua opera. Ad essi si deve probabilmente il soprannome Bergognone, in quanto le Fiandre appartenevano ai duchi di Borgogna. Anche la verosimiglianza del volto dell’imperatore potrebbe risentire del realismo dei dipinti nordici, ma l’assenza di durezza nei tratti rimanda pure al “naturalismo affettuoso” dell’arte lombarda del secondo Quattrocento. Notate, a questo proposito, il contrasto tra la posa nobile, statuaria, della santa e il suo viso infantile con le gote delicatamente arrossate, la bocca stretta e lo sguardo abbassato, velato di malinconia.

Analogie tra questo dipinto e una tavola con San Gerolamo penitente, conservata presso la Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, ha fatto recentemente supporre che le due opere provenissero in origine da uno stesso polittico non identificato.

F.A.

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