Lazzaro Bastiani - inv. 1586

Lazzaro Bastiani (ca. 1425/1430-1512)

Compianto sul Cristo morto
1465 ca.
tempera su pergamena  
12,9 x 8 cm
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 1586

Saletta dei trecenteschi
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La piccola opera, eseguita su pergamena incollata su tavola, faceva forse parte di un complesso più ampio ed era probabilmente destinata alla devozione privata.

Ai piedi del Calvario, Cristo morto è disteso sulle ginocchia della madre, che lo piange a mani giunte. San Giovanni regge il capo di Gesù, mentre la Maddalena indica le ferite ai piedi. I fiori in primo piano richiamano la passione e la morte di Cristo: il ciclamino, in basso a sinistra, è simbolo del dolore di Maria, mentre la viola a cinque petali, a destra, richiama le cinque ferite di Cristo.

Il dipinto, databile intorno al 1465, è opera di Lazzaro Bastiani, pittore veneziano attivo per quasi sessant'anni: formatosi nell'ambito della bottega di Antonio Vivarini, in un contesto ancora tardogotico, successivamente subì l'influenza di Giovanni Bellini, guardando al contempo alla produzione di Andrea Mantegna. L'enfasi patetica che caratterizza i volti dei dolenti era molto apprezzata dal pubblico del Quattrocento, cui era noto, sulla base della letteratura classica, che la capacità di rendere il dolore sul viso umano era uno dei massimi pregi dei grandi artisti dell'antichità. A ciò si aggiungeva la forte influenza dell'arte fiamminga, che aveva fatto del patetismo un proprio tratto peculiare, molto lodato dai contemporanei.

Dal punto di vista stilistico sono notevoli le notazioni luministiche nella resa del corpo di Cristo e nella descrizione delle montagne che si colorano d'azzurro digradando all'orizzonte. Questo naturalismo appare però in contrasto con la scelta di colori squillanti e con le proporzioni poco realistiche, derivati da modelli d'oltralpe: i Vesperbilder tedeschi, piccoli gruppi scultorei raffiguranti la Vergine che piange il Figlio morto. Ma il carattere più tipico della pittura di Lazzaro Bastiani è soprattutto costituito dalla vena narrativa espressa nella descrizione delle piccole figure che animano il paesaggio, dalla coppia di viandanti, al levriero che caccia una cerva, al cavaliere che si allontana.

S.G.C.

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