Giovanni Bellini - inv. 1587

Giovanni Bellini (ca. 1427-1516)

Imago Pietatis
1460-1470
tempera su tavola  
50 x 40,4 cm
firma
"IOANNES BEL[L]INUS"
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 1587

Salone dorato
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L’immagine di Cristo, raffigurato a mezza figura, si staglia in primo piano. Gesù, il cui delicato incarnato mostra il pallore della morte, sorge dal sepolcro. Le pareti laterali del sarcofago, tracciate in prospettiva, invitano l’occhio dell’osservatore a percorrere la profondità del dipinto, lungo la passerella sulla destra che attraversa il corso d’acqua, oltre il bosco, fino al lago che riflette l’ultima luce del crepuscolo, in fondo a destra. Ai due lati due alti costoni rocciosi fungono da quinta prospettica. In cima alle rocce si stagliano a destra un albero secco, a sinistra delle piante fronzute, probabile allusione alla rinascita del mondo e alla redenzione del genere umano dal peccato originale grazie al sacrificio di Gesù. Una particolarità iconografica, ancora non ben chiarita nel suo significato, è costituita dalla mancanza di stigmate sulle mani di Cristo, mentre è ben evidente la ferita sul costato.
Un accentuato linearismo caratterizza il paesaggio, articolato secondo piani orizzontali paralleli, contro il quale si staglia la dolente e umana figura del Cristo, anch’essa definita da una linea di contorno asciutta ed essenziale. Elemento unificante dell’intera composizione è la luce, diffusa e crepuscolare, che investe senza enfasi l’incarnato del corpo di Cristo come ogni altro elemento della natura circostante, silenziosa e partecipe. Un’atmosfera di desolata solitudine pervade questo commovente dipinto, uno dei più alti raggiungimenti della prima attività di Giovanni Bellini.

Recentemente è stata proposta la provenienza del dipinto dalla collezione di Borso d’Este, che fu signore di Ferrara tra gli anni cinquanta e gli anni settanta del Quattrocento, sulla base di una citazione in un inventario estense.
Il quadro, databile intorno agli anni sessanta del XV secolo, appartiene al periodo giovanile dell’artista, durante il quale la pittura di Giovanni Bellini risulta ancora fortemente influenzata dall’esempio del cognato Andrea Mantegna.

 


 

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