Giuseppe Bossi - inv. 4751

Titolo: 
Ritratto di Gian Giacomo Trivulzio
Numero di Inventario: 
4751
Tipologia: 
drawings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Portrait
Parole chiave soggetto: 
Gian Giacomo Trivulzio
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/4751.pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
signature
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Giuseppe Bossi (1777-1815)
Ambito e luogo di produzione: 
Milano
Lombardia
Italia
Pubblicazione: 
Si
Periodo: 
1800
Datazione specifica: 
1800-1810
Tipo di iscrizione: 
signature
Trascrizione o identificazione: 
“Ritratto dì Gio. Giacomo Trivulzio disegnato da Giuseppe Bossi Pittore.”
Data di Ingresso: 
2003
Acquisizione: 
Anna e Francesco Piccolo Brunelli
Tipo di acquisizione: 
donation
Collocazione riservata: 
Deposito primo piano
Tipo di collocazione: 
deposit
Collocazione: 
not on display

Giuseppe Bossi, artista di spicco del neo-classicismo italiano e grande amico del ritrattato, esegue questo disegno agli inizi dell’ottocento; ciò si desume sia dalla tecnica utilizzata che trova un puntuale riferimento con i lavori eseguiti dall’artista dopo l’incontro del 1802 con Jacques Louis David (1748-1825), sia dalle sembianze di Gian Giacomo Trivulzio (1774-1831); a questo proposito è interessante il paragone con il ritratto del Trivulzio eseguito negli stessi anni da Giambattista Gigola (1767-1841) ed ora in collezione privata milanese.

Il marchese Trivulzio, nonno di Gian Giacomo, fu uno dei grandi protagonisti della cultura e del collezionismo milanese dell’età napoleonica; erede di una delle più grandi fortune collezionistiche milanesi dedicò i suoi sforzi soprattutto all’incremento del cospicuo patrimonio bibliografico radunato dai suoi avi che oggi è conservato nella biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco di Milano.


Giuseppe Bossi, influenzato dagli esempi francesi di David e di Jean Baptiste Wicar (1762-1834), esegue i suoi ritratti su carta utilizzando, come in questo caso, quasi esclusivamente la matita nera; l’alternarsi del tratto sottile a quello più spesso, l’uso di una linea morbida, ma vigorosa e l’assenza dello sfumato conferiscono ai suoi lavori una freschezza ed incisività non inferiore a quelli degli illustri cugini d’oltralpe. A ciò si unisce una particolare dote dell’artista a cogliere gli aspetti più nascosti della psicologia del ritrattato.


In particolare il nostro disegno, è paragonabile per l’eleganza formale con cui è stato eseguito con alcuni capolavori grafici del Bossi come ad esempio il Ritratto di Gentildonna conservato in collezione privata milanese, ed il Ritratto di Antonio Canova ora in collezione bergamasca.
 

AC/DC: 
DC