Michelangelo Buonarroti detto Michelangelo (copia da) - inv. 3502

Titolo: 
Cleopatra
Numero di Inventario: 
3502
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
History and Literature
Parole chiave soggetto: 
Cleopatra
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/3502.pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Copia da Michelangelo Buonarroti
Specifiche attribuzione: 
copy after
Pubblicazione: 
Si
Periodo: 
1575
Datazione specifica: 
1550-1600
Libri correlati: 
Materia e Tecnica: 
oil on wood
Data di Ingresso: 
1973
Acquisizione: 
Margherita Visconti Venosta
Tipo di acquisizione: 
donation
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Visconti Venosta Room

La tavola è una copia a olio di un celebre disegno, oggi conservato a Casa Buonarroti a Firenze, donato da Michelangelo a Tommaso de' Cavalieri, il giovane patrizio romano da lui amato e celebrato in diverse composizioni poetiche. I due si erano conosciuti a Roma nel 1532, e la loro amicizia accompagnò tutta la vita dell'artista, tanto che, secondo quanto riferito dal suo biografo Ascanio Condivi, Tommaso fu presente alla morte di Michelangelo nel 1564.
L'opera grafica di Michelangelo conobbe una fortuna precocissima, e già prima della sua scomparsa era oggetto di collezionismo. Il Granduca Cosimo I de' Medici, infatti, dovette insistere molto presso il de' Cavalieri per ottenere la Cleopatra, da cui il proprietario si separò assai di malavoglia, e che fu con ogni probabilità il primo disegno michelangiolesco a entrare nelle collezioni medicee, nel 1562. Una conferma della considerazione nella quale erano tenuti i disegni del Buonarroti è costituita dal gran numero di copie che ne furono tratte.
La tavola del Poldi Pezzoli è piuttosto fedele all'originale nella resa dei dettagli: la complessa acconciatura è ripresa sin nelle ciocche, così come è ripetuto l'incrociarsi delle spire del serpente e della treccia che scende lungo la spalla. Il pittore tuttavia appare più rigido nel disegno rispetto all'originale, togliendo alla figura la grazia che caratterizza l'invenzione michelangiolesca. I tratti del viso più allungati, la bocca socchiusa, lo sguardo languido accentuano l'aspetto patetico della figura, secondo una poetica manierista che porta a datare l'opera alla seconda metà, se non alla fine, del XVI secolo.

S.G.C.


 

AC/DC: 
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