Giulio Campi - inv. 1543

Giulio Campi (ca. 1500-1572)

Allegoria della Vanità
1530-1540
olio su tela  
95 x 88 cm
firma
"IULIUS CAMPUS FACIE[BAT] MD XX..."
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 1543

Sala del Palma
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Nel dipinto una donna, intenta a leggere uno spartito, si alza colta di sorpresa dal gesto di un amorino che fa comparire un teschio da sotto il tavolo. Un uomo riccamente vestito siede tranquillo accanto alla dama e un servitore moro si staglia con il suo profilo su una colonna. Gli stessi personaggi compaiono anche a sinistra nel paesaggio, a cavallo accompagnati dal valletto. In lontananza si vedono una marina con delle navi e un villaggio dalle architetture di gusto nordico, forse derivate da una stampa d’oltralpe.

Si tratta di una complessa allegoria della Vanità, come indicano i numerosi simboli che illustrano questo tema: il teschio si riferisce alla morte che mette fine a tutto; gli spartiti musicali di un Duo (come si legge sullo spartito) alludono all’amore e alla musica per mostrare la fugacità di entrambi, mentre i fiori d’arancio sul petto della donna e i suoi abiti discinti richiamano la passione vista come altrettanto provvisoria. Tra i numerosi emblemi della ricchezza, oltre agli abiti dalle stoffe sfarzose e ai gioielli che adornano i vari personaggi (notate la vistosa perla dell’orecchino del servitore e i vari anelli dell’uomo), vi è anche il prezioso tappeto che copre il tavolo, un manufatto turco del XVI secolo.

Il dipinto è databile, su basi stilistiche, agli anni trenta del Cinquecento, una datazione che coincide con il gusto manieristico dell’opera, realizzata per un committente colto in grado di apprezzare la raffinatezza dell’intricato simbolismo. Giulio Campi, di cui si legge la firma sul bordo dello spartito davanti alla donna, fu uno dei più importanti pittori cremonesi del secolo; era un uomo molto erudito e di lui sono note altre opere di carattere allegorico simili a queste.

M.S.

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