Vincenzo Foppa - inv. 1648

Vincenzo Foppa (ca. 1427-ca. 1515)

Ritratto di Giovanni Francesco Brivio
1495 ca.
tempera su tavola  
46,5 x 36,7 cm
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 1648

Salette dei lombardi
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Il dipinto mostra un personaggio maschile di profilo, ritratto senza alcuna idealizzazione: il volto mostra con grande evidenza i lineamenti marcati e irregolari e le rughe; i capelli sono leggermente brizzolati.
Il personaggio indossa una ricca sopravveste di damasco, profilata di pelliccia, di ispirazione mediorientale e detta per questo "turca". La berretta, ricorrente nella moda maschile milanese del secondo Quattrocento, era forse fatta ad ago, cioè a maglia.


Il dipinto si riallaccia alla tradizione del ritratto di ispirazione aulica, che deriva dalle immagini degli antichi imperatori sulle monete romane e caratterizza questo genere pittorico in Italia durante tutto il Quattrocento. Ma, malgrado il modello formale illustre, l’opera è di un naturalismo accentuato, che si traduce nell’espressione di grande severità, velata di malinconia, del personaggio.


Giovanni Francesco Brivio, appartenente a una nobile famiglia milanese, negli ultimi due decenni del Quattrocento fu a capo di importanti uffici amministrativi e finanziari presso la corte sforzesca e in seguito ottenne anche il feudo del castello di Melegnano. Morì nel 1517, all’età di circa sessant’anni. Il dipinto risale al 1495 circa, quando Brivio, che all’epoca era intorno ai quarant’anni e ricopriva la carica di magistrato delle entrate ordinarie del ducato sforzesco, si trovava nel momento del suo massimo successo pubblico.


La sobria gamma cromatica di quest’opera e la straordinaria qualità della sintesi visiva (quali l’attenzione per il dato reale, l’interesse per la luce intesa come strumento di indagine anatomica) conferiscono al dipinto una posizione di particolare importanza nella ritrattistica lombarda. La scelta del fondo scuro e la minuziosa resa naturalistica dei dettagli fisionomici rimandano a modelli fiamminghi, forse filtrati attraverso l’esperienza mantegnesca.

M.B.

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