Giovanni Angelo d'Antonio - inv. 62a

Giovanni Angelo d'Antonio da Camerino (documentato 1443-1478)

Madonna in trono con il Bambino e angeli fra i Santi Agostino, Caterina, Apollonia e Nicola da Tolentino (registro inferiore di polittico)
1462-1465
tempera su tavola  
tavola centrale: 132 x 60 cm; scomparti laterali: 118 x 42 cm
iscrizione
"S(AN)CTA CATARINA" sul gradino su cui poggia Santa Caterina
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 62a

Non esposto
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Nel registro inferiore compare la Madonna in trono con il Bambino e angeli, fra i santi Agostino, Caterina, Apollonia e Nicola da Tolentino; nel registro superiore la Crocifissione fra i santi Sebastiano, Pietro, Lorenzo e Gerolamo. I pannelli di questo polittico furono riuniti soltanto all’inizio del Novecento: la tavola centrale, che apparteneva alla collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, fu acquistata nel 1864; il Museo Poldi Pezzoli comperò nel 1910 i pannelli laterali del registro inferiore da un antiquario londinese, e nel 1914 l’intero registro superiore, che si trovava presso la sacrestia della collegiata di San Benedetto a Gualdo Tadino. La pala d’altare fu ricostruita, seguendo le indicazioni di un grande storico dell’arte, Bernard Berenson.

Il polittico fu esposto nel museo milanese, ma nel 1922, a causa delle sue notevoli dimensioni, non adatte agli spazi da dimora privata del Poldi Pezzoli, fu affidato in deposito alla Pinacoteca di Brera, in cambio del famoso Tappeto di Caccia persiano. Ci si è però resi conto che, per varie ragioni, la ricostruzione non è attendibile; con ogni probabilità si tratta dei frammenti superstiti di due ancone differenti, opera dello stesso pittore e assai prossime per stile e cronologia. È verosimile che il registro inferiore provenga dalla basilica agostiniana di San Nicola a Tolentino, e che il registro superiore appartenesse a una pala collocata in origine sull’altare maggiore dell’abbazia di San Benedetto a Gualdo Tadino.

I due polittici di Brera erroneamente riuniti, databili verso il 1462-1465 circa, sono stati a lungo ritenuti opera di Girolamo di Giovanni da Camerino. Soltanto da poco tempo sono stati restituiti al più importante e rappresentativo esponente della scuola pittorica camerinese del Quattrocento, Giovanni Angelo d’Antonio.

A.D.L.

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