Giovanni d'Alemagna e Antonio Vivarini - inv. 1570

Giovanni d'Alemagna (morto nel 1450) e Antonio Vivarini (ca. 1420-ante 1484)

Madonna in trono con il Bambino e due angeli
1449-1450
tempera su tavola  
188,9 x 102,3 cm
1879 legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Inv. 1570

Salone dorato
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La Madonna regge sulle ginocchia il Bambino, seduta su un trono marmoreo che si eleva per tutta l’altezza della tavola. La circonda un prato fiorito, allusione all’Hortus conclusus, il giardino recintato simbolo di purezza verginale, che doveva estendersi alle tavole adiacenti; l’opera, imponente e monumentale, costituiva con buona probabilità il pannello centrale di un più vasto complesso a cui apparterrebbero anche un San Luigi di Tolosa oggi al Louvre e un Sant'Ambrogio e un San Nicola conservati al Seminario Patriarcale di Venezia.

Antonio Vivarini guidò con Jacopo Bellini il rinnovamento della pittura veneziana intorno alla metà del Quattrocento e, coniugando tradizione e innovazione, produsse un elevato numero di polittici, che furono esportati lungo tutta la costa adriatica. A capo di una bottega familiare, Antonio collaborò a lungo con il cognato, di origine tedesca, detto Giovanni d’Alemagna. Dal 1447 i due artisti si trasferirono a Padova, dove poterono aggiornarsi sulle nuove opere rinascimentali dello Squarcione e, soprattutto, di Donatello.

Questo dipinto, databile al 1449-1450, risale al periodo padovano ed è uno dei migliori frutti della loro collaborazione. Nell’opera, di altissima qualità, convivono armoniosamente elementi di gusto tardogotico e un impianto già rinascimentale. Il trono, per esempio, alleggerito da trafori gotici, ha una salda struttura architettonica. Il corpo di Gesù, grazie al rilievo delle ombre, è rappresentato con manifesto intento scultoreo, quasi ripreso dall’antico, debitore dei lavori di Donatello a Padova, mentre i volti degli angeli hanno una rotondità e una dolcezza prossime a Masolino da Panicale e Jacopo Bellini.

F. A.

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