Francesco Guardi - inv. 3197

Francesco Guardi (1712-1793)

Capriccio architettonico con rovine romane
1780-1785
olio su tela  
59 x 73,8 cm
1933 acquisto 
Inv. 3197

Sala del settecento veneto
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Francesco Guardi è uno dei maggiori e più sensibili interpreti del genere del “capriccio”. Il “capriccio”, molto richiesto nel XVIII secolo, è un’invenzione paesistica in cui architetture classiche, spesso in rovina, talvolta esistenti ma anche di fantasia, vengono accostate liberamente. Nel nostro dipinto, sulla costa digradante e aperta sul mare dominano i resti imponenti di un grande arco romano in rovina, affiancato da colonne dal capitello corinzio. Una folta e incolta vegetazione ha ricoperto quasi l’intera sommità dell’architettura. La scena è animata da numerosi uomini e pescatori che come piccole “macchiette” si muovono a gruppi o da soli, occupati in attività diverse.

In questa tela è possibile ritrovare le caratteristiche più significative della pittura del Guardi: i bruschi stacchi di colore e l’andamento spezzato e vibrante dei contorni. Inoltre, l’arco romano affiancato da colonne che sorreggono trabeazioni interrotte è abbastanza frequente nelle opere del pittore veneziano. Il dipinto è datato dagli studiosi tra il 1780 e il 1785 per l’accentuato effetto di dissolvenza degli elementi architettonici e per la particolare resa delle figure, tradotte sulla tela come “capocchie di spillo”.
Lo stato di conservazione, nonostante alcune estese abrasioni e una verniciatura che col tempo è ingiallita, permette lo stesso di apprezzare la grande qualità del dipinto.

Al Museo Correr di Venezia è conservato un disegno, Capriccio con rovine, barche e pescatori (n. inv. Cl. III, 7318, Museo Correr) che la critica ha riconosciuto come opera del Guardi e messo in relazione con il dipinto del Poldi Pezzoli. Il foglio, disegnato a penna e pennello con inchiostro bruno e biacca, rispetto alla tela presenta solo pochissimi cambiamenti nella disposizione e nel numero delle figure, mentre l’elemento architettonico è rimasto invariato.

M.G.

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