Francesco Guardi - inv. 316

Titolo: 
La piazzetta di San Marco
Numero di Inventario: 
316
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
View
Parole chiave soggetto: 
piazzetta San Marco
Venezia
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/0316-0317.pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Francesco Guardi (1712-1793)
Ambito e luogo di produzione: 
Venezia
Veneto
Italia
Pubblicazione: 
Si
Periodo: 
1750
Datazione specifica: 
1770 ca.
Libri correlati: 
Materia e Tecnica: 
oil on wood
Opere correlate: 
Data di Ingresso: 
1879
Acquisizione: 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
18th Century Venetian Room

Quest'opera è collegata a La Punta della Dogana (inv. 317).

Le due vedute veneziane sono complessivamente in ottimo stato di conservazione.
Nella prima tavola è raffigurata la piazzetta di San Marco vista di scorcio. Sulla sinistra le ultime arcate di Palazzo Ducale fanno da quinta alla scena, che si apre sulla laguna verso l’isola di San Giorgio sullo sfondo. La colonna di San Marco, quasi al centro, si trova proprio nel punto in cui parte del selciato viene oscurato dall’ombra proiettata dalla Libreria Sansoviniana. Al molo è possibile scorgere alcune imbarcazioni ormeggiate, tra cui il grande Galeone di Stato. Figure, appena accennate animano la scena e contribuiscono a darle profondità. Questo dipinto, probabilmente ispirato a prototipi di Canaletto, è una delle vedute veneziane ripetute dal pittore in più versioni, con lievi differenze.

Nella seconda tavola Guardi raffigura la Punta della Dogana con il portico e la torre sormontati dal globo e dalla statua della Fortuna. Sullo sfondo, dietro alle imbarcazioni ormeggiate, si vedono alcuni degli edifici dell’Isola della Giudecca. In primo piano è l’imbocco del Canal Grande, attraversato da gondole.
L’insolito, ma non rarissimo, uso della tavola nella produzione di Guardi, ha in passato suscitato alcune perplessità sull’attribuzione al grande pittore veneziano. Ma il tocco nervoso e vibrante e le figure rese come piccole macchiette luminose confermano la mano di Guardi e permettono di datare i due dipinti alla fase matura della sua produzione, verso il 1770 circa.
Molto probabilmente le due vedute fanno parte di quella produzione che veniva commissionata a Guardi o ad altri famosi vedutisti veneziani, dagli stranieri che volevano portare a casa un  “Souvenir de Venise”.

 M.G.