Pietro Antonio Magatti - inv. 3208

Titolo: 
San Carlo Borromeo
Numero di Inventario: 
3208
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Religious
Parole chiave soggetto: 
San Carlo Borromeo
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/3208.pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Pietro Antonio Magatti (1691-1767)
Ambito e luogo di produzione: 
Lombardia
Italia
Varese
Periodo: 
1650
Datazione specifica: 
XVII secolo, seconda metà
Libri correlati: 
Pubblicazione: 
Si
Materia e Tecnica: 
oil on canvas
Data di Ingresso: 
1955
Acquisizione: 
Vincenzo Scotti
Tipo di acquisizione: 
donation
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Trivulzio Room

Pietro Antonio Magatti lavorò per gran parte della sua vita a Varese, sua città d’origine, e in Lombardia. La sua opera appare fortemente influenzata dai grandi pittori lombardi del Seicento e questo ritratto rimanda in maniera evidente al Digiuno di San Carlo di Daniele Crespi (1598-1630), nella chiesa di Santa Maria della Passione a Milano.
Nel quadro del Crespi San Carlo è seduto ad un tavolo in abito cardinalizio e sta leggendo un libro mentre consuma un pasto costituito esclusivamente da pane e acqua. Di fronte, appoggiato su un altro tavolo, si scorge un crocifisso. I digiuni e le veglie hanno reso la sua carnagione cerea e malaticcia, ma il viso non esprime tanto fatica e sofferenza, quanto compostezza e concentrazione. Magatti si ispira alla posa di Daniele Crespi con San Carlo che appoggia la testa su un fazzoletto bianco: un dettaglio inventato dal Crespi per descrivere efficacemente la stanchezza fisica contrapposta all’incrollabile volontà del santo.

Magatti rappresenta l’arcivescovo nella stessa posizione, ma da un punto di vista molto più ravvicinato e con un taglio di luce molto teatrale. Sul tavolo, al posto del libro, c’è un teschio, il classico memento mori. L’abito è gonfio e vaporoso, e la manica in vista è arricchita da un pizzo elegante. La carnagione ha assunto un tono verdastro; il viso è scavato, tanto che sembra di intravedere il teschio sotto la pelle; la mano ossuta in primo piano appare scossa da forte tensione. Della compostezza del San Carlo di Daniele Crespi non c’è più traccia; nella rappresentazione del Magatti il santo è travolto da violenta emozione mentre contempla il crocifisso fuori campo.

In sintonia con la sensibilità del nuovo secolo la pennellata più leggera e morbida del Magatti è riuscita a fornire una versione al contempo più patetica e mondana dell’immagine di San Carlo.

E.V.