Pier Francesco Mazzucchelli detto Morazzone - inv. 329

Pier Francesco Mazzucchelli detto Morazzone (1573-1626)

L'incoronazione della Vergine e i Santi Antonio da Padova e Carlo Borromeo
1615 ca.
olio su carta incollata su tela  
61 x 44,5 cm
1894 acquisto 
Inv. 329

Sala Trivulzio
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Interessanti di questo piccolo dipinto sono la tecnica e lo stato in cui è giunto fino a noi. L’opera è stata realizzata a olio su carta, in bianco e nero: il foglio è stato poi tagliato in sei parti, e infine ricomposto incollando i sei ritagli su tela: un procedimento tipico di uno studio preparatorio per un affresco o una tela di grandi dimensioni.
Gli studi preliminari si realizzavano in bianco e nero per verificare i migliori effetti chiaroscurali prima di passare alla scelta dei colori; mentre la suddivisione in sei ritagli deve essere servita all’autore per provare l’effetto migliore in termini di disposizione reciproca delle figure nello spazio. Il procedere per stadi, studiando separatamente diversi aspetti di un’opera impegnativa, doveva essere pratica consueta per un pittore come il Morazzone, artista lombardo ma di formazione romana, che, una volta tornato in Lombardia, venne prevalentemente incaricato di realizzare affreschi e decorare spazi architettonici.
Diverse potrebbero essere le ragioni che hanno indotto a ricomporre i pezzi su una tela: probabilmente lo stesso Morazzone decise di conservare lo studio per poterlo riutilizzare, o farlo copiare nella bottega dai suoi collaboratori

Il dipinto è diviso in due settori, in alto al centro la Vergine, ai lati Cristo risorto e Dio Padre nell’atto di incoronarla, sopra la corona la colomba dello Spirito Santo. Tutte e tre le figure poggiano i piedi su nubi, circondati da angeli; sotto, con gli occhi rivolti verso l’alto, stanno in ginocchio San Carlo Borromeo e Sant’Antonio da Padova.
L’aspetto più curioso di questo dipinto è la compresenza di Cristo adulto in cielo e bambino tra le braccia di Sant’Antonio; questa rappresentazione del Morazzone è una delle prime versioni in cui il santo viene raffigurato con quegli accenti affettuosi e patetici che diventeranno caratteristici nei decenni successivi.

E.V.

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