Livio Mehus - inv. 330

Livio Mehus (ca. 1630-1691)

Cristo in croce
XVII secolo, seconda metà
olio su tela  
95 x 63 cm
1892 acquisto 
Inv. 330

Non esposto
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Le molteplici esperienze di questo irrequieto e originale artista sono ben racchiuse in quest’opera dal fascino particolare. La solitaria figura del Cristo campeggia in un paesaggio aspro, immerso in una cupa atmosfera. Un ultimo bagliore di sole squarcia le nubi sulla destra illuminando il corpo sulla croce, la cui presentazione di scorcio si rifà ad un modello iconografico ampiamente diffuso in Italia da Van Dyck.

La difficoltà della critica a trovare un’attribuzione convincente per il dipinto non deve stupire, se si pensa quanto sia complessa la personalità del Mehus e quali diverse tendenze artistiche abbiano trovato in essa terreno fertile in cui attecchire.

Poco dopo il trasferimento dei genitori dalla patria a Milano, il pittore soggiornò qualche tempo a Firenze, per poi far ritorno nella città lombarda passando per Lucca, Genova e il Piemonte. Dal 1650 si susseguirono soggiorni a Roma, Venezia, Firenze e, forse, Parma. L’irrequieto animo da “girovago” mise Mehus in contatto con le più diverse scuole pittoriche che egli seppe fondere in un personalissimo linguaggio, cerando immagini turbate e visionarie che, nel caso dei soggetti religiosi come il Cristo in croce, si caricano di un misticismo di forte intensità emotiva. A tale risultato contribuiscono l’espressione pittorica abbozzata, l’indefinitezza del campo visivo e l’uso di luci così contrastanti da creare deformazioni espressionistiche.

R.C.

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