Maestro di Griselda - inv. 1126

Titolo: 
Artemisia
Numero di Inventario: 
1126
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
History and Literature
Parole chiave soggetto: 
Artemisia
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/1126.pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Maestro di Griselda (attivo nell'ultimo decennio del XV secolo)
Ambito e luogo di produzione: 
Siena
Toscana
Italia
Periodo: 
1450
Datazione specifica: 
1498 ca.
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Pubblicazione: 
Si
Materia e Tecnica: 
tempera on panel
Data di Ingresso: 
1879
Acquisizione: 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Black Room

L’opera rappresenta un’eroina dell’Antichità, Artemisia, vissuta nel IV secolo a.C. Secondo Valerio Massimo e Plinio il Vecchio, la donna aveva sposato il fratello Mausolo e, rimasta vedova, aveva dedicato la sua vita a onorare la memoria del marito, come mostrano gli episodi sullo sfondo di paesaggio: a destra, Artemisia si appresta a bere le ceneri del consorte, mescolate alle proprie lacrime; a sinistra, sovrintende alla costruzione della sua tomba, il celebre mausoleo, una delle sette meraviglie del mondo antico. Il dipinto è dunque una celebrazione dell’amore e della fedeltà coniugali e faceva parte di un ciclo di figure eroiche dell'antichità (Alessandro il Grande, Scipione l'Africano, Tiberio Gracco, Claudia Quinta, Sulpicia, Eunosto di Tanagra), realizzato su commissione della nobile famiglia Piccolomini, probabilmente in occasione di un importante matrimonio, celebrato il 18 gennaio 1493.
Lo stile rimanda all’arte senese della fine del Quattrocento e risente, in particolare, della maniera di Luca Signorelli, che lavorò nella città toscana dalla fine degli anni ottanta influenzando profondamente gli artisti locali. Il dipinto di Artemisia è infatti attribuito a un pittore attivo a Siena, noto con il nome convenzionale di Maestro di Griselda. Le sue figure si caratterizzano per le membra allungate, il movimento quasi danzante e una grande raffinatezza, evidente nella postura elegante, con il viso inclinato e gli occhi pudicamente abbassati, nell’andamento capriccioso del velo trasparente, nella mano aggraziata che stringe la coppa con le ceneri tra due sole dita.
La tavola è stata ridotta sui quattro lati e in quello inferiore è stato eliminato il basamento classicheggiante che faceva da piedistallo alla figura, quasi si trattasse di una statua vivente.

F.A.