Federico Moja - inv. 42

Titolo: 
Interno di chiesa
Numero di Inventario: 
42
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Interiors
Parole chiave soggetto: 
chiesa
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/0042barra14(1).pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Federico Moja (1802-1885)
Ambito e luogo di produzione: 
Lombardia
Italia
Pubblicazione: 
Si
Libri correlati: 
Periodo: 
1850
Datazione specifica: 
1863
Tipo di iscrizione: 
signature and date
Trascrizione o identificazione: 
"Moja 1863"
Materia e Tecnica: 
watercolour on paper
Data di Ingresso: 
1880
Acquisizione: 
Pagis
Tipo di acquisizione: 
donation
Collocazione riservata: 
Deposito primo piano
Tipo di collocazione: 
deposit
Collocazione: 
not on display

l piccolo acquerello si inserisce nel genere della pittura prospettica, di cui Federico Moja fu uno degli autori più apprezzati nel secondo Ottocento. Tale genere di pittura aveva avuto il proprio iniziatore a Milano in Giovanni Migliara, che di Moja era stato il maestro. Oggetto della pittura prospettica era la rappresentazione di vedute architettoniche e di interni monumentali; in quest’ambito Moja ottenne riconoscimenti e successo, tanto da essere chiamato nel 1845 a ricoprire l’insegnamento di prospettiva presso l’Accademia di Venezia, incarico assolto per ben trent’anni.

In questo acquerello l’autore inquadra con un taglio obliquo il transetto di una maestosa chiesa gotica, raffigurando di spalle un gruppo di devote inginocchiate in preghiera davanti a una cappella. La struttura architettonica dell’edificio e i suoi monumenti sono costruiti nel rispetto di un’ineccepibile resa prospettica. La stesura sciolta e vivace dell’acquerello risolve le statue e gli ornati che decorano il grande interno monumentale con un tocco fluido, incurante della precisa definizione dei dettagli e attento piuttosto alla resa dei contrasti chiaroscurali. Una pennellata obliqua, liquida e trasparente, basta a rendere il fascio di luce che dal grande rosone sulla destra cade a colpire la folla minuta e vivace delle devote raccolte in preghiera.

L’opera fu donata alla Fondazione Poldi Pezzoli, appena costituita, dall’architetto Pagis nel 1880, dunque un anno prima dell’apertura del Museo al pubblico.

L. P.

AC/DC: 
DC