Nicolò di Pietro - inv. 1573

Nicolò di Pietro (documentato 1334-1427)

San Benedetto tentato nel deserto
1415-1420
tempera su tavola  
109,4 x 65,4
1893 acquisto 
Inv. 1573

Salone dorato
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La tavola raffigura un episodio della vita di San Benedetto, tratto dalla biografia ufficiale scritta da Gregorio Magno nel VI secolo. Il santo, ritiratosi a vivere in una grotta nei pressi del monte Subiaco, viene disturbato dal demonio, con l’aspetto di un merlo, che fa nascere in lui una forte tentazione erotica. Per scacciarla, il santo deciderà di spogliarsi e di rotolarsi nei cespugli di rovi e ortiche. L’angelo, nel dipinto, rappresenta l’illuminazione divina che aiuta Benedetto a fuggire il peccato.
La scena, quasi senza orizzonte, è chiusa da una quinta rocciosa con alberi, arbusti e un ruscello; al centro di una radura, il protagonista pare dibattersi tra opposti pensieri, e volge la testa volta incerto verso l’angelo.

L’anatomia del santo e del merlo, le foglie dei cespugli e del perizoma sono rese con attenzione naturalistica, così come la modulazione della luce che delinea i volumi. Eleganti cadenze gotiche connotano, invece, la figura dell’angelo con le ali multicolori e il mantello blu. Per la sua altissima qualità il dipinto è stato attribuito ai maggiori esponenti del Gotico Internazionale, da Pisanello, a Giambono, a Gentile da Fabriano. Oggi appare ormai certa l’attribuzione a Nicolò di Pietro, artista veneziano di notevole successo, che subì l’influenza di Gentile. La tavola – databile al 1415-1420 circa - faceva parte di un polittico, con al centro l’immagine del santo. Sono note altre tre scene, ora agli Uffizi: San Benedetto fanciullo risana il vaglio infranto, San Benedetto e il vino avvelenatoSan Benedetto che esorcizza un monaco.  La provenienza del polittico è tuttora incerta.

F.A.

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