Pittore cremonese XV secolo - inv. 4380-4477

Titolo: 
Tavolette da soffitto
Numero di Inventario: 
4380-4477
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Portrait
Notizie storico-critiche: 
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Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Pittore cremonese del XV secolo
Ambito e luogo di produzione: 
Cremona
Lombardia
Italia
Periodo: 
1450
1500
Datazione specifica: 
1500 ca.
Pubblicazione: 
Si
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Materia e Tecnica: 
tempera on panel
Data di Ingresso: 
1947
Tipo di acquisizione: 
acquisition
Provenienza: 
Soprintendenza alle Gallerie di Milano
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Lombard Rooms

Le novantotto tavolette hanno sostituito fino al 1973 la decorazione del soffitto del Salone Dorato, perduta durante i bombardamenti del 1943-44.

L’usanza di decorare i soffitti dei palazzi con pannelli dipinti si diffonde nel tardo Trecento e dura fino agli inizi del Cinquecento. In Lombardia questa produzione, destinata a edifici pubblici quanto a residenze private, è molto sviluppata in area cremasca e cremonese. A partire dalla seconda metà del Quattrocento, il tema più ricorrente nelle tavolette dei palazzi privati è la raffigurazione di teste o busti maschili e femminili.

Le tavolette del Poldi Pezzoli provengono da un palazzo della famiglia Vimercati in Crema e raffigurano ritratti a mezzo busto alternati a stemmi araldici.
Lo stemma Vimercati (bande diagonali bianche e rosse sormontate da un campo azzurro) reca le iniziali “BV” di Bartolomeo Vimercati, quasi certamente il committente, sposato in seconde nozze a Francesca Zurla, il cui stemma di famiglia (tre merli) è presente in queste tavolette accanto a quello dei Caleppio (leone dorato rampante in campo rosso), casato da cui proveniva la madre di Bartolomeo.
Gli altri pannelli mostrano busti di imperatori romani, riconoscibili dalla corona e dal nome Romulus ricamato sul collo dell’abito, e di cavalieri e dame ritratti di profilo, secondo un’iconografia derivata dalla ritrattistica rinascimentale e frequente in queste decorazioni, in cui motivi cavallereschi si legano alla storia antica. L’uso dell’arco, posto a cornice delle figure, è invece tratto dalla scultura funeraria romana.

Sul piano stilistico sono stati riscontrati riflessi di cultura mantegnesca, nel modellato incisivo dei profili e nel carattere classicheggiante degli archi, e affinità con la maniera del Bembo, pittore che gestiva una delle botteghe più affermate in Cremona, e di cui è documentata l’attività in queste produzioni ‘minori’.

G.B.