Giovanni Battista Tiepolo - inv. 446

Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770)

Morte di San Gerolamo
1732-1733 ca.
olio su tela  
33 x 44,2 cm
1934 acquisto 
Inv. 446

Sala del settecento veneto
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Il dipinto è in buono stato di conservazione nonostante la superficie sia velata da una patina di vernice ossidata.

In primo piano giace la salma di San Gerolamo, adagiata su una stuoia, vicino sono gli oggetti della sua vita da eremita: il teschio, la croce, le Sacre Scritture e un rosario. Sette angeli sospesi in semicerchio piangono il padre della chiesa. In basso a destra si vede uno scorcio di paesaggio con alberi, alcuni edifici in lontananza e dei rilievi montuosi. La figura del santo è investita da un intenso fascio luminoso che mette in risalto il corpo vecchio e secco. Di grande intensità espressiva è il volto dal colore cinereo, gli occhi chiusi infossati, la lunga barba bianca e la bocca semiaperta.
La pennellata, il tratto veloce e i visi degli angeli appena tratteggiati testimoniano che si tratta di uno schizzo ad olio, molto probabilmente per un’opera dallo stesso titolo non identificabile.

L’opera può essere considerata un pendant di un altro dipinto di analoghe dimensioni conservato alla Staatsgalerie di Stoccarda: la Comunione di San Gerolamo, con cui ha in comune la ricchezza materia e la particolare luce che illumina i personaggi. Come data gli studiosi propongono il 1732-1733, anni in cui Tiepolo lavora nel duomo di Bergamo alla Cappella Colleoni con le Storie del Battista. Qui, come in questo bozzetto, la composizione si svolge su due piani paralleli con un leggero taglio diagonale.

Giovanni Battista Tiepolo, è uno dei più grandi esponenti del Settecento veneziano. Partendo dalla lezione dei grandi maestri del Cinquecento e di Piazzetta sviluppa un suo linguaggio scenografico lontano dalla monumentalità barocca e riconoscibile per una gamma cromatica chiara e luminosa, e per la scioltezza compositiva. Proprio queste caratteristiche della sua pittura contribuirono a rendere la sua fama internazionale tanto che andò a lavorare oltre i confini di Venezia per le grandi corti a Würzburg in Germania, e Madrid, in Spagna.

M.G.

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