Bernardo Zenale - inv. 1618

Titolo: 
Sant'Antonio da Padova
Numero di Inventario: 
1618
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Religious
Parole chiave soggetto: 
Sant'Antonio da Padova
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/1622-1618(1).pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Bernardo Zenale (ca. 1464-1526)
Ambito e luogo di produzione: 
Cantù
Lombardia
Italia
Pubblicazione: 
Si
Periodo: 
1500
Datazione specifica: 
1502-1507 ca.
Libri correlati: 
Materia e Tecnica: 
tempera and oil on panel
Opere correlate: 
Data di Ingresso: 
1879
Acquisizione: 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Lombard Rooms

Quest'opera è collegata a Santo Stefano (inv. 1622).

I due santi costituivano il pannello laterale destro di un polittico proveniente dal convento di San Francesco a Cantù, ricostruito in occasione di una mostra tenutasi al Museo Poldi Pezzoli nel 1982. L’altro pannello, con i santi Giovanni Battista e Francesco, è conservato presso il Museo Bagatti Valsecchi di Milano, mentre la tavola centrale con la Madonna con il Bambino e angeli è ora al Paul Getty Center di Los Angeles.

Stefano è identificabile dalle pietre della lapidazione simboli del suo martirio; Antonio da Padova dall’abito, dalla tonsura e dal giglio francescani.
Il loro aspetto sobrio e dimesso – caratteristica che deriva dalla pittura di Foppa - è equilibrato da inserti di grande freschezza, come la resa veloce dei ciuffi d’erba, la chiusura slacciata di uno dei libri e il particolare palma del martirio, fiorita e con un frutto. Osservate la spontaneità del gesto con cui Stefano tiene un dito tra le pagine del libro, mentre Antonio appoggia il giglio al libro e pare giocare con la sua allacciatura. La fascia rossa e il giallo oro della dalmatica (la tunica da diacono) di Santo Stefano sono dettagli di forte vivacità cromatica, che ravvivano il tono generale del dipinto.

Zenale fu uno dei protagonisti della pittura di area milanese tra Quattro e Cinquecento. Profondamente influenzato da Bramante – la stessa loggia del Polittico di Cantù rimanda all’architettura dell’artista di Urbino – Zenale guardò anche a Leonardo: il paesaggio roccioso che si apre sullo sfondo della tavola centrale e la posa di Gesù che indica la madre richiamano direttamente la Vergine delle Rocce. Tale attenzione al modello leonardesco può in parte dipendere dal fatto che entrambi i dipinti furono eseguiti per la Confraternita dell’Immacolata Concezione, come dimostra il recente ritrovamento di un documento, che fissa al 1502 la data della commissione a Zenale, conclusa, si pensa, nell’arco di cinque anni.

F.A.