Bernardo Zenale - inv. 1619

Titolo: 
Sant'Ambrogio
Numero di Inventario: 
1619
Tipologia: 
paintings
Collezione: 

Painting

Classe iconografica: 
Religious
Parole chiave soggetto: 
Sant'Ambrogio
Motivo attribuzione: 
bibliography
Autore, ambito, luogo di produzione: 
Bernardo Zenale (ca. 1464-1526)
Ambito e luogo di produzione: 
Lombardia
Italia
Notizie storico-critiche: 
<p><a target="_blank" href="/userfiles/1623-1619.pdf">Consulta la scheda scientifica</a></p>
Periodo: 
1500
Datazione specifica: 
1500-1510
Libri correlati: 
Pubblicazione: 
Si
Materia e Tecnica: 
tempera and oil on panel
Opere correlate: 
Data di Ingresso: 
1879
Acquisizione: 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Tipo di acquisizione: 
bequest
Tipo di collocazione: 
on display
Collocazione: 
Lombard Rooms

Quest'opera è collegata a San Gerolamo (inv. 1623).

I tondi, nonostante i numerosi ritocchi sulla superficie pittorica, sono in discrete condizioni di conservazione.

Zenale raffigura i due Dottori della Chiesa - titolo con cui sono designati i più grandi teologi del Cristianesimo antico - con i loro attributi tradizionali: Ambrogio porta il pastorale e la mitria vescovile e impugna la frusta a tre nerbi, simbolo del suo impegno nella lotta contro l’eresia ariana. Gerolamo veste l’abito rosso e il cappello da cardinale e regge un libro aperto, che ricorda la sua attività di traduttore della Bibbia.
La rappresentazione entro tondi dei quattro maggiori teologi latini (a Gerolamo e Ambrogio si affiancano abitualmente Agostino e Gregorio) è assai comune nell’arte italiana e la pittura milanese, su tavola come ad affresco, ne ha lasciato numerosi esempi, come dimostrano anche i coevi quattro dipinti di scuola lombarda del 1480 circa di proprietà del Museo Poldi Pezzoli.

Nei visi segnati dall’età, le rughe esprimono un’intima tensione; la luce si ferma a scrutare i volti intensi, la loro anatomia, le nocche della mano che stringe la frusta e indugia poi sui manti e sui copricapi. Alcuni dettagli vengono trattati con particolare attenzione, quali il colletto stropicciato di Ambrogio, l’ombra che si addensa nel cappuccio di Gerolamo, le pagine sfogliate del libro e le barbe brizzolate e morbide, dai riflessi perlacei.

Zenale fu uno fra i pochi artisti, insieme a Bramantino, in grado di aggiornare la tradizione della pittura lombarda quattrocentesca, ancorata ai modi di Vincenzo Foppa, sulle novità portate a Milano da Bramante e Leonardo. Se, infatti, l’austerità delle due figure rimanda ai personaggi severi dell’artista bresciano, emerge nei tondi una forza plastica che deriva da Bramante e una nuova introspezione psicologica, di eco leonardesca.
I due Dottori risalgono ad un momento contemporaneo o di poco precedente il Polittico di Cantù di cui il Museo conserva il pannello laterale destro con i santi Stefano (inv. 1622) e Antonio da Padova (inv. 1618).

F.A.

 

AC/DC: 
DC