Giovanni Battista Cima da Conegliano - inv. 1588

Giovanni Battista Cima da Conegliano (ca. 1459-ca. 1517)

Santa (?)
1500-1510
tempera su tavola  
25 x 18,3 cm
1889 acquisto 
Inv. 1588

Sala del Perugino
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Il soggetto del dipinto appare incerto, poiché mancano attributi che consentano di identificare la figura femminile rappresentata: l'assenza dell'aureola fa dubitare anche che si tratti effettivamente di una santa. D'altra parte, il carattere del volto, con l'espressione rapita, gli occhi che si volgono verso l'alto e la bocca socchiusa, rende assai improbabile che sia un ritratto. L'opera è forse parte di una composizione più vasta, che comprendeva l'intera figura, identificabile in via ipotetica con Santa Cecilia o Santa Caterina. In alternativa, il dipinto potrebbe essere considerato nel contesto del diffondersi nella pittura veneta del Cinquecento dello studio di immagini femminili ideali: allo stesso genere vanno ricondotte celebri opere di Tiziano, quali, ad esempio, la Flora oggi conservata presso la Galleria Palatina di Firenze, e anche immagini di carattere religioso, come la Santa Caterina di Bartolomeo Veneto, della quale una copia è conservata presso il Museo Poldi Pezzoli (inv. 3511).

La tavola ha molto sofferto, come testimoniano le fratture che la percorrono all'altezza della fronte e del mento della donna raffigurata. La porzione inferiore del quadro, poi, è frutto di un'ottima integrazione ottocentesca di Luigi Cavenaghi. La qualità della pittura, tuttavia, è ben evidente anche nell'attuale stato di conservazione: il disegno dei tratti regolari del volto, secondo un ideale di bellezza di derivazione classica è tipico della produzione di Cima nel primo decennio del Cinquecento. Appare notevole l'uso del chiaroscuro, che definisce ed esalta il volume della figura, grazie anche all'indicazione precisa della fonte luminosa, posta in alto a sinistra; dettagli quali l'ombra proiettata dal naso sulla guancia, sottolineano il senso plastico dell'opera.

S.G.C.
 

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