Giovanni Battista Cima da Conegliano - inv. 1596

Giovanni Battista Cima da Conegliano (ca. 1459-ca. 1517)

Nozze di Bacco e Arianna
1505 ca.
tempera su tavola  
28,1 x 69,5 cm
1907 acquisto 
Inv. 1596

Sala del Perugino
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La tavola è un frammento centrale del fronte di un cassone, o della testata di un letto, attualmente diviso in quattro parti: le altre due, che completavano la composizione con la raffigurazione di Baccante e di Sileno ubriaco sul dorso di un asino, si trovano a Philadelphia (Museum of Art, John G. Johnson Collection 1917, inv. 177, 31 x 41 cm, e inv. 178 24 x 19,5 cm), mentre una quarta si trova in collezione privata  in Francia.  Il tema del cassone doveva essere il mito di Teseo e Arianna: la tavola raffigurante  Teseo che uccide il Minotauro, anch'essa conservata al Museo Poldi Pezzoli (inv. d.t. 55) apparteneva con ogni probabilità al medesimo ciclo narrativo.

La tavola raffigura Bacco, vestito d'un'armatura, in atto di incoronare Arianna che si genuflette di fronte a lui. I due sono portati in trionfo su un carro dorato trainato da pantere, e sono accompagnati da una menade e da un satiro che recano il tirso (il ramo ornato di pampini e edera); una figura satiresca, umana ma dalle orecchie caprine, porta sulle spalle una cesta colma di uva. La fonte della scena è Ovidio, che nell' Ars Amatoria e nelle Metamorfosi narra come Dioniso, di ritorno dalla vittoriosa spedizione in India, avesse incontrato sull'isola di Nasso Arianna, là abbandonata da Teseo, e ne avesse fatto la sua sposa.

Databile al 1505 circa, l'opera appare tipica della produzione di Cima da Conegliano nei primi anni del Cinquecento. Il pittore era divenuto, già negli ultimi anni del Quattrocento, uno degli artisti più in vista a Venezia, ottenendo molte commissioni prestigiose. Accanto alla pittura di tema religioso, che costituiva l'attività principale di tutte le botteghe veneziane, Cima affrontò in diverse opere temi classici, e divenne uno dei maggiori interpreti del gusto antiquario che conobbe una vasta fortuna in ambito veneto al principio del Cinquecento, coniugando felicemente iconografie classiche di impronta umanistica con un uso naturale della luce e del colore derivato dalle opere tarde di Giovanni Bellini.

S.G.C.
 

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